Picasso, incógnito
Picasso, incógnito
Continua da I miei preparativi per l’outsourcing
Intendo il nome dell’applicazione, Maqroll, così in principio volevo chiamare l’app. Il nome deriva da un personaggio di fantasia di uno dei miei scrittori preferiti: Alvaro Mutis.
Maqroll il Gabbiere, al quale anni dopo anche Fabrizio De Andrè dedicò una canzone, Smisurata preghiera.
Ho impiegato più di un mese a capire che anche sotto forzatura non c’entrava davvero un cazzo con l’applicazione che stavo progettando, così grazie al prezioso aiuto di Christian, ho cambiato il nome nell’attuale Octobrush.
A questo punto la domanda sorge lecita:
Prima di affidare il mio progetto nelle mani di qualche sconosciuto comunque era necessario fare mente locale e chiarire a me stesso ogni particolare dell’applicazione, partendo dalla schermata principale cominciare a fare dei mockup di tutte le eventuali schermate, il funzionamento di ogni pulsante e insomma tutte ‘ste cose che danno senso all’ applicazione stessa.
La logica e il funzionamento di un prodotto, in tutte le sue parti, credo sia la cosa che mi affascina di più. Partire da un’intuizione, ragionarci su fino a trovarci una sua applicazione nel mondo reale, sia essa puramente pragmatica, sociale, artistica o priva di ogni sbocco commerciale. Studiarne l’evoluzione, le possibili problematiche che si verranno a creare e trovare la soluzione più adatta…
Continua da Il dietro le quinte
Il fatto è che non ho mai saputo programmare, ti dirò di più, non mi è mai piaciuto programmare… disse la volpe all’uva.
Questo particolare ha causato in diversi anni, un livello neanche troppo basso di frustrazione. Anche perchè ahimè, almeno nello stadio iniziale, la tua idea piace e convince solo te, quindi è difficile trovare un programmatore che ci creda a tal punto da farla sua, svilupparla assieme, sperando di svoltare ma senza vedere il becco di un quattrino fino ad allora…
Per un’idea che ti soddisfa normalmente ce ne sono decine che, passato l’entusiasmo iniziale, le classifichi come minchiate.
Di seguito la prima di una lunga serie, archiviata nel mio personale cimitero delle idee:
Il funzionamento è piuttosto semplice, il risultato che volevo ottenere era provocare un’interazione casuale tra gli utenti, che potesse generare un percorso completamente imprevisto e durevole in un lasso di tempo.
Continua da La mia premessa
Fatte le premesse e comprato del buon vino ho cominciato a ragionare sulla logica dell’applicazione: il mercato che può avere, che modello di business scegliere, l’eventuale costo dell’applicazione ecc.
Prima di tutto ho cercato di mettere a fuoco l’applicazione, si tratta di un applicazione settoriale o generica? La differenze principali che ho constatato tra le due sono che la prima risponde ad un’esigenza, mentre la seconda generalmente la crea.
ps. Questo non è un blog per persone coerenti.
Facciamo che non stiamo a sentire i maestri, gli imprenditori e le 10 regole per cacare qualcosa di importante. Facciamo così, proviamoci in un modo disordinato, istintivo, mi creo un pò di regole dettate dal buon senso e poi non seguo neanche quelle.
Davvero il modello imprenditore americano, casual con rayban è l’unico possibile per tirare fuori qualche idea innovativa e portarla al successo? Per forza devi girare per la california alla ricerca di angel investor, venture capital e tutta ‘sta gente, bevendo vino di merda, perché altrimenti stai solo giocando?